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    Ubaldo nacque a Gubbio attorno al 1085 da una famiglia di recente nobiltà, forse di origine tedesca: figlio unico, rimase presto orfano. Fu pertanto lo zio paterno, anche lui di nome Ubaldo, a prendersi cura di lui. La sua istruzione avvenne, nei primi anni, tra Gubbio, presso la canonica di San Secondo, e Fano. Divenuto priore della canonica della cattedrale eugubina di San Mariano attorno al 1119, Ubaldo vi impose una nuova regola, importata dalla canonica di Santa Maria in Porto a Ravenna, detta perciò Regola Portuense. Nel 1129, papa Onorio II impose ad un riluttante Ubaldo di accettare il ruolo di vescovo. Salito sulla cattedra di Gubbio, il nuovo vescovo si impegnò nella riorganizzazione del patrimonio della chiesa, ma si preoccupò soprattutto del benessere spirituale dei suoi concittadini; in questo senso, egli fu un infaticabile mediatore, e pacificatore delle violente lotte intestine che ai quei tempi, al principio della storia di Gubbio come libero comune, turbavano la città. Segno della mansuetudine di Ubaldo, e del suo spirito di pace, è l’episodio nel quale è offeso e gettato in una pozza di calce da un muratore, che però è subito perdonato: "fratelli e figli, non vendicate l’ingiuria, che è trascurabile, inesistente…poiché il Signore ha tollerato gli sputi…ma non si è vendicato di tutto questo…"; queste le parole del vescovo riportate dal biografo Giordano. Ma Ubaldo si pose anche come strenuo difensore della sua città dai pericoli in arrivo dall’esterno: nel 1151 un esercito formato da città nemiche di Gubbio, con a capo Perugia, minacciava l’invasione della città; svanita ogni trattativa pacifica per far rientrare la minaccia, fu grazie a Sant’Ubaldo, e alla tattica da lui incoraggiata, se la città riuscì ad allontanare i nemici dalle proprie mura. Ancora più celebre è l’episodio dell’incontro tra il vescovo e l’imperatore Federico Barbarossa: nel 1155, nel quadro della lotta tra Sacro Romano Impero e liberi comuni italiani, il Barbarossa dopo aver raso al suolo Spoleto punta dritto su Gubbio con lo stesso obiettivo e Ubaldo riuscì ad ottenere da Federico la salvezza di Gubbio, che sembrò conservare un posto speciale nel cuore dell’imperatore proprio grazie alla santità del suo vescovo. Gli ultimi anni di Ubaldo furono caratterizzati da una dolorosa e la morte arrivò all’alba del 16 maggio 1160. La salma fu esposta in Cattedrale alla venerazione dei fedeli, che giunsero subito numerosi, non solo da Gubbio, ma anche dalle zone limitrofe. La folla accorsa era talmente numerosa che non fu possibile procedere alle esequie e alla sepoltura prima di quattro giorni: infine, il corpo di Ubaldo fu deposto in un arca marmorea sotto l’altare maggiore, accanto alle reliquie dei santi Mariano e Giacomo. L’11 settembre del 1194 il corpo di Sant’Ubaldo fu traslato dalla Cattedrale di Gubbio, sede della sua originaria sepoltura, alla vetta del Monte Ingino.

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      Ubaldo nacque a Gubbio attorno al 1085 da una famiglia di recente nobiltà, forse di origine tedesca: figlio unico, rimase presto orfano. Fu pertanto lo zio paterno, anche lui di nome Ubaldo, a prendersi cura di lui. La sua istruzione avvenne, nei primi anni, tra Gubbio, presso la canonica di San Secondo, e Fano. Divenuto priore della canonica della cattedrale eugubina di San Mariano attorno al 1119, Ubaldo vi impose una nuova regola, importata dalla canonica di Santa Maria in Porto a Ravenna, detta perciò Regola Portuense. Nel 1129, papa Onorio II impose ad un riluttante Ubaldo di accettare il ruolo di vescovo. Salito sulla cattedra di Gubbio, il nuovo vescovo si impegnò nella riorganizzazione del patrimonio della chiesa, ma si preoccupò soprattutto del benessere spirituale dei suoi concittadini; in questo senso, egli fu un infaticabile mediatore, e pacificatore delle violente lotte intestine che ai quei tempi, al principio della storia di Gubbio come libero comune, turbavano la città. Segno della mansuetudine di Ubaldo, e del suo spirito di pace, è l’episodio nel quale è offeso e gettato in una pozza di calce da un muratore, che però è subito perdonato: "fratelli e figli, non vendicate l’ingiuria, che è trascurabile, inesistente…poiché il Signore ha tollerato gli sputi…ma non si è vendicato di tutto questo…"; queste le parole del vescovo riportate dal biografo Giordano. Ma Ubaldo si pose anche come strenuo difensore della sua città dai pericoli in arrivo dall’esterno: nel 1151 un esercito formato da città nemiche di Gubbio, con a capo Perugia, minacciava l’invasione della città; svanita ogni trattativa pacifica per far rientrare la minaccia, fu grazie a Sant’Ubaldo, e alla tattica da lui incoraggiata, se la città riuscì ad allontanare i nemici dalle proprie mura. Ancora più celebre è l’episodio dell’incontro tra il vescovo e l’imperatore Federico Barbarossa: nel 1155, nel quadro della lotta tra Sacro Romano Impero e liberi comuni italiani, il Barbarossa dopo aver raso al suolo Spoleto punta dritto su Gubbio con lo stesso obiettivo e Ubaldo riuscì ad ottenere da Federico la salvezza di Gubbio, che sembrò conservare un posto speciale nel cuore dell’imperatore proprio grazie alla santità del suo vescovo. Gli ultimi anni di Ubaldo furono caratterizzati da una dolorosa e la morte arrivò all’alba del 16 maggio 1160. La salma fu esposta in Cattedrale alla venerazione dei fedeli, che giunsero subito numerosi, non solo da Gubbio, ma anche dalle zone limitrofe. La folla accorsa era talmente numerosa che non fu possibile procedere alle esequie e alla sepoltura prima di quattro giorni: infine, il corpo di Ubaldo fu deposto in un arca marmorea sotto l’altare maggiore, accanto alle reliquie dei santi Mariano e Giacomo. L’11 settembre del 1194 il corpo di Sant’Ubaldo fu traslato dalla Cattedrale di Gubbio, sede della sua originaria sepoltura, alla vetta del Monte Ingino.

      L’altare è stato costruito in stile neogotico nel 1884. Venne spostato sotto la cupola durante i lavori novecenteschi, riutilizzando la maggior parte del materiale del vecchio altare. Nel 1920 il professor Giuseppe Smerrini di Cortona eseguì tutte le decorazioni a finto mosaico in olio, dipingendo negli incassi trilobati le figure dei santi eugubini con l’indicazione in alto del nome. Con gli ultimi lavori per i centenari della Nascita (1985) della Canonizzazione (1992) e della Traslazione (1994), l’altare venne ricollocato nella sua posizione originaria per far più posto nella navata centrale e poter apportare tutte le modifiche necessarie per l’adattamento del presbiterio alla nuove norme liturgiche. Parti dell’altare e delle balaustre sono state utilizzate per allestire due altari laterali. Sopra l’altare è collocata l’urna di bronzo dorato contenente il corpo incorrotto del Patrono. Le otto statuine di bronzo, che fanno corona intorno al Corpo del Santo, sono opera dello scultore Ugolino Panichi di Ascoli Piceno che le realizzò nel 1866; esse rappresentano i Santi legati alla storia della Chiesa eugubina: San Giacomo, San Mariano, Santa Sperandia, San Francesco d’Assisi, San Rodolfo, Beato Villano, San Giovanni da Lodi, Beato Forte Gabrielli. Nella base dell’urna è incisa la seguente memoria: Ubaldo. civi. pontifici. patrono. que. cœlesti. senatus. p. q. iguvinus. sæculari. festo. anno. a. p. v. mdccclx. ex pecunia. publica. et privata. facere. cur. (A Ubaldo cittadino pontefice e patrono celeste il Senato e il popolo eugubino con il denaro pubblico e privato curarono di fare nel secolare gioioso anno del parto della Vergine 1860). La scritta ricorda l’anno 1860 perché in quella data fu decisa la nuova urna, ma il Corpo del Patrono vi fu trasferito nel 1886. Le pareti in cristallo permettono di vedere da ogni angolazione il Corpo incorrotto del Patrono.