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INFO

Vivere (e morire) all'antica La Tomba di Raffaello al Pantheon Nel rispetto delle ultime volontà dell’artista, la sepoltura di Raffaello, il 7 aprile 1520, ha luogo all'interno del Pantheon, il monumento di Roma antica più ammirato dall'Urbinate, disegnato e studiato ancora prima di arrivare in città. Nelle sue disposizioni testamentarie Raffaello ordinò di riservare una significativa rendita economica a favore di quel tempio, dedicato in epoca cristiana a Santa Maria dei Martiri, per restaurare “con marmi antichi” uno dei tabernacoli interni e realizzare un altare per messe perpetue a suffragio della sua anima. Per l’edicola centrale, aveva chiesto al Lorenzetto, il proprio fidato collaboratore nel campo della scultura, di realizzare una monumentale Madonna col Bambino (la Madonna del Sasso, così detta per via del piede sinistro poggiato su una pietra), prendendo come modello un’antica scultura romana raffigurante Afrodite: tutto, anche nella tomba di Raffaello, doveva dichiarare il desiderio dell’artista di vivere (e morire) all'antica. L’epitaffio latino in distici elegiaci inciso sulla lapide funebre, composto da Antonio Tebaldeo o da Pietro Bembo, due tra i massimi poeti italiani del momento, entrambi legati a Raffaello da intensi rapporti di familiarità ed amicizia, esalta la potenza creatrice dell’artista: “Qui giace il grande Raffaello. Da lui, finché visse, la natura temette d'essere vinta. Ma ora che egli è morto, teme di morire con lui”. La forza simbolica della sepoltura all'interno del Pantheon, il monumento più sacro ed emblematico dell’antichità, ha determinato la volontà di rileggere l’attività di Raffaello partendo dal suo testamento morale: il riscatto moderno della grandezza antica attraverso l’arte e la cultura.

La sepoltura di Raffaello Il 7 aprile 1520, nel giorno successivo alla morte, Raffaello è tumulato al Pantheon. Per suo volere accanto alla tomba viene posta la lapide in memoria di Maria Dovizi da Bibbiena, sua promessa sposa, morta prematuramente nel 1514. Dall'altro lato si trova la lastra con l’epitaffio in versi, più volte riallestita nel tempo. Nel corso dei secoli le informazioni sulla tomba si erano confuse: secondo alcuni l'artista era sepolto nella Cappella degli Urbinati, a Santa Maria sopra Minerva, mentre l’Accademia di San Luca affermava di possedere il teschio di Raffaello. Per sciogliere i dubbi, nel 1833 la Congregazione dei Virtuosi al Pantheon fece eseguire degli scavi intorno all'edicola della Madonna del Sasso dove, sotto un arco di mattoni, fu trovata una cassa con uno scheletro, riconosciuto dell’Urbinate. I resti furono ricollocati con grande solennità il 18 ottobre, festa di San Luca, patrono degli artisti, nel luogo voluto da Raffaello e sistemati in un sarcofago antico donato da papa Gregorio XVI. La replica in fac-simile, realizzata dalla Factum Foundation espressamente per la mostra, presenta il monumento nel suo aspetto precedente alle superfetazioni accumulatesi nel corso del tempo. Il fac-simile è il risultato di una combinazione tra avanzate tecnologie digitali e sapienti abilità artigianali, in grado di restituire le caratteristiche dell’originale.

"Ordinò poi che de le sue facultà in Santa Maria Rotonda si restaurasse un tabernacolo di quegli antichi di pietre nuove et uno altare si facesse con una statua di Nostra Signora di marmo, la quale per sua sepoltura e riposo dopo la morte s’elesse" Giorgio Vasari

"Gli misero alla morte al capo, nella sala ove lavorava, la tavola della Trasgurazione che aveva nita per il cardinale de’ Medici, la quale opera nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava" Giorgio Vasari

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