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    California, Sudovest, Nordovest e Pianure | Sala del Nord America Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze, via del Proconsolo 12 Sistema Museale di Ateneo | Università di Firenze https://www.sma.unifi.it/p237.html

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      **Il cestino dell'amicizia** (*English subtitles*) Raffinati dettagli di un cestino-gioiello della comunità **Pomo** della California, nella sala dedicata agli Indiani del Nord America. Con **Monica Zavattaro**, una delle curatrici delle collezioni del Sistema Museale di Ateneo.

      **Le mattonelle degli Hopi** (*English subtitles*) Alla scoperta degli spiriti **Katsinam** nelle mattonelle degli **Hopi**, in una delle sale del Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. Con **Monica Zavattaro**, una delle curatrici delle collezioni del Sistema Museale di Ateneo.

      Cestino in miniatura, 1915 circa. Popolo **Washoe** o Wašišiw, California e Nevada.

      **Coperta** per bambino in lana naturale, 1910 circa. Diné (**Navajo**), Arizona-Nuovo Messico. Più sotto, modellino di telaio, 1920 circa. Diné (Navajo), Arizona. --- La raccolta più importante dal punto di vista numerico e più eterogenea per provenienza geografica è quella donata al Museo nel 1925 da **William e Laura Kingsmill Marrs**. 1) Comprende mirabili esempi dell’**arte dell’intreccio** praticata dai popoli della California Pomo, Chumash, Yurok, Yokut, alcuni oggetti Diné (Navajo) e Hopi, diversi oggetti dei Popoli delle Pianure e un nucleo di interessanti manufatti realizzati nella comunità Mdewakanton-Dakota (Sioux dell’est) di Birch Coulee. 2) Proviene dalla più ampia collezione formata dal **vescovo Henry Benjamin Whipple**, fondatore della comunità di Birch Coulee in Minnesota. La comunità nacque in seguito all’esilio di un piccolo gruppo di Mdewakanton che, guidato dall’anziano capo Good Thunder, tornò a insediarsi in una porzione del proprio ex territorio, nel sud-ovest dell’attuale stato del Minnesota, 21 anni dopo l’insurrezione contro i coloni bianchi che avevano usurpato quelle terre. La comunità fu costituita nel 1883 ed era situata nei pressi della missione della chiesa episcopale di Santa Cornelia. Qui, il vescovo Henry Benjamin Whipple, con l’aiuto di alcuni rappresentanti della chiesa episcopale giunti da New York, istituì un centro educativo dove le donne ed i ragazzi e ragazze Dakota iniziarono a produrre piccoli oggetti della loro cultura materiale, che venivano poi proposti sul mercato dei *souvenirs* nelle grandi città dell’est degli Stati Uniti tra cui New York. 3) La donatrice Laura Norcross Kingsmill Marrs era una parente acquisita del vescovo Whipple e i coniugi William e Laura si stabilirono a Firenze nel 1905, dove lui morì nel 1912 e lei nel 1926 dopo aver donato, nel 1925, la preziosa collezione di oggetti americani dei Navajo del Sud-ovest, dei Penobscot del Nordest, dei popoli della California, delle Pianure e della regione dei Grandi Laghi.

      Mocassini da ragazza, 1910 circa. Tipo **irochesi**, Grandi Laghi.

      Copia copia3

      **Mocassini** tipici delle culture **sioux-orientali** o **algonchino-occidentali**. Pelle di cervo scamosciata, aculei di porcospino, perline tubolari di conchiglie, coni di latta, peli d’alce. È probabile che si tratti del lavoro di una artigiana nativa con doppia nazionalità: una sioux dell’est moglie di un algonchino o viceversa. Anteriori al 1800; ovest dei Grandi Laghi. --- *Collezione Giuseppe Bigeschi, 1828*. --- Bigeschi fu missionario nei territori Sioux durante i primi due decenni dell’Ottocento.

      **Gambali dei Cavalieri dell’Alce**, completi di zoccoli: rarissimi, a tutt’oggi non si ha notizia di manufatti simili giacenti in altre collezioni pubbliche o private. Sono ricavati dalle zampe anteriori di cervo nordamericano (wapiti), denominato localmente ‘alce’ (*Cervus canadensis*). Perline, piccoli coni di latta, crini di cavallo. Venivano indossati nell'antichissimo **rito della 'Danza dei Sognatori dell’Alce'**, che figura anche nelle pittografie rupestri e nei petroglifi. La confraternita dei ‘**Sognatori dell’Alce**’ (*Elk Dreamer’s Society*) raccoglieva i giovani **Cheyenne**, **Shoshone**, **Arapaho**, **Ponka** e di altre tribù delle praterie del Nord-ovest. L’obbligo principale degli adepti era la devozione nei confronti del sesso femminile, paragonabile a quella dei nostri cavalieri medioevali per le damigelle e le donne indifese: un impegno solenne ad adoperarsi fino all’abnegazione per la salvezza fisica di tutte le donne. Dalle iconografie giunteci sappiamo che, oltre a indossare i gambali, i danzatori celavano il volto dietro maschere di pelle raffiguranti teste dell’alce maschio, calzando sul capo vere corna o dei ramoscelli simulativi. Il rito era praticato da quasi tutti i popoli delle Praterie e delle Pianure. Gli ultimi che continuarono a solennizzarlo furono però i **Lakota**: l’ultima danza storicamente documentata risale al 1882. Anteriori al 1880. Lakota, Nord o Sud Dakota. --- *Collezione Borg de Balzan, 1894*. --- de Balzan fu viceconsole di Francia a New York durante gli anni giovanili dedicandosi alle attività diplomatiche e agli affari, accumulando una cospicua fortuna grazie alla quale poté trasferirsi a Firenze per dedicarsi alle arti e al collezionismo.

      Raro **vestito tradizionale da donna**, realizzato con due pelli di alce nordamericana (*Alces alces*), cucito con tendine animale, decorato con perline bianche e nere a sezione grande (*pony-beads*), ossia le prime introdotte tra i nativi. Anche i colori (solo bianco e nero) rivelano che si tratta di uno dei primi rarissimi esemplari rimasti. **Altopiani del Nord-Ovest**. --- *Collezione Paolo De Vecchi*. --- Fu catalogato dallo stesso Paolo Mantegazza che lo descrisse come “Veste della principessa Vinamucca”. La principessa indiana Sarah Winnemucca, il cui nome nativo era Thocmetony, nacque nel 1844. Il padre era un capo dei **Northern Paiute**, abitanti delle terre situate tra il Nevada occidentale, la California settentrionale e l’Oregon meridionale. Quando era bambina il territorio del suo popolo fu invaso dai bianchi e lei assimilò alcuni elementi di quella cultura straniera: sapeva parlare lo spagnolo e l’inglese, in aggiunta a tre lingue indiane, scrisse diversi libri sulla cultura del suo popolo e divenne una delle principali voci a sostegno dei diritti degli indiani nel tardo Ottocento.

      **Clava di granito** con lungo manico di legno foderato di pelle di cavallo e adornata di penne di uccelli (civetta - *Athene noctua*, piranga estiva - *Piranga rubra* e falco pellegrino *Falco peregrinus*: emblema della ‘società della mazza di pietra’, organizzazione militare che coinvolge diverse nazioni delle Praterie. Grazie alle ricerche effettuate negli archivi fotografici, è emerso che la presente è appartenuta a **Rain-in-the-Face** (*Itano’-gajo* in lingua siouan), uno dei più famosi guerrieri **Hunkpapa-Lakota** del XIX secolo e ciò rende l’oggetto unico nel suo genere. Nord Dakota. --- Collezione Frederick Triebel, 1888-90. --- Triebel era uno scultore americano di Peoria, Illinois. Entrò in amicizia con Paolo Mantegazza e, nel corso del lungo soggiorno italiano, donò al museo diversi oggetti dei nativi nordamericani che gli venivano inviati dagli Stati Uniti dai parenti. Il pezzo più importante della sua donazione è senza dubbio la clava spacca crani di granito: mazze di queste dimensioni così ben conservate, con ancora le appendici originali di penne raccolte in un ciuffo completo, sono rarissime.

      Cestino di finissime fibre vegetali eseguito con la tecnica ‘a matassa’, presenta un design a tre colori, penne di quaglia e ciuffi di lana rossa. Popolo **Yokut**, California centrale, 1900 circa. --- *Collezione Kingsmill Marrs, 1925*

      **Pipa** composta dal fornello in catlinite a forma di cavallo al galoppo, realizzato dagli artigiani della comunità **Mdewakanton**. Il cannello con incisi motivi floreali non è di manifattura nativa. Birch Coulee, Minnesota. --- *Collezione Kingsmill Marrs, 1925*. --- Questo è un esempio del risultato della acculturazione che avveniva all’interno delle missioni fondate dai bianchi e che si esprimeva nella produzione di **manufatti ‘meticci’**, nei quali lo stile e gli elementi decorativi tipici della cultura nativa si mescolavano con quelli di evidente provenienza europea. I fornelli di catlinite sono di manifattura nativa mentre i cannelli intagliati e dipinti con motivi floreali sono stati realizzati da un artigiano europeo.

      Gran Chaco e Yanoma...